A Vincent Gambi piaceva scherzare sul suo nome. Diceva di chiamarsi Vingtcinq

A Vincent (Vincenzo) Gambi piaceva scherzare sul suo nome. Diceva di chiamarsi Vingtcinq, venticinque, che suonava come Vincent, ma indicava la percentuale di bottino che pretendeva per sé. Oppure si presentava come Juan o Jean Roux, come il composto di farina e grasso alla base di tanti piatti della cucina del delta del Mississippi.
6 AGO 09
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 20 AGO 20
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A Vincent (Vincenzo) Gambi piaceva scherzare sul suo nome. Diceva di chiamarsi Vingtcinq, venticinque, che suonava come Vincent, ma indicava la percentuale di bottino che pretendeva per sé. Oppure si presentava come Juan o Jean Roux, come il composto di farina e grasso alla base di tanti piatti della cucina del delta del Mississippi. Non si era adattato a chiamare New Orleans, con un nome mezzo inglese e mezzo francese, Nouvelle Orleans, la città dove veniva a spendere le sue piastre quando non aveva guai troppo grossi con la giustizia. Aveva battezzato (ribattezzato) la sua nave preferita Petit Milan, che in francese era insieme il nome di una città del suo paese di origine e di un uccello da preda, il nibbio, presente sulle sponde del Mississippi con una specie nana. In tribunale sosteneva di essere un privateer, un corsaro, un capitano che conduceva la guerra di corsa contro i navigli spagnoli per conto dello stato sovrano di Cartagena, anche se, curiosamente, le lettere di marca che gli davano il diritto di portare guerra ai navigli della Spagna risultavano invariabilmente stampate da un tipografo con laboratorio a New Orleans.
Che Gambi fosse un pirata non c’erano dubbi. A Nouvelle Orleans era forse arrivato confuso tra le migliaia di coloni che avevano lasciato l’isola di Santo Domingo per sfuggire ai disordini della rivoluzione dei neri di Toussaint-L’Ouverture. Ma a scacciarlo da quelle acque erano stati piuttosto gli inglesi, decisi a ripulire i Caraibi dai pirati. Gambi non risiedeva a New Orleans. La sua base era sull’isola di Grand Terre che, insieme alla Grande Isle, chiudeva sul Golfo del Messico la baia di Barataria. Barataria era uno dei santuari della pirateria nel Golfo del Messico. Già vi aveva trovato riparo in un’occasione il pirata Edward Tech o Teach, il famoso Blackbeard, che negli arrembaggi portava micce accese intrecciate alla barba e sei pistole cariche sistemate con ordine in una apposita panciera.

Le isole di Barataria non erano disabitate né frequentate solo da pirati. Con le loro donne, occupate a intrecciare canestri e a cullare bambini su piccole amache, vi vivevano in capanne con i tetti di rami di palma certi pescatori che a quelli scarsi del loro mestiere univano i proventi più ricchi del contrabbando. Con le loro barche navigavano con disinvoltura in quel labirinto di canali che si trasformavano in laghi per ritornare canali, diversi, con andamento tortuoso tra erbe alte come un uomo, sotto le quali non si indovinava se ci fosse acqua o terra e sulle quali di tanto in tanto elevava una forêt de chênes, un querceto, ovvero un isolotto fatto di frantumi di conchiglie e terra portata dal vento su cui la corrente aveva depositato le ghiande all’origine delle macchie di querce contorte. Era gente strana, selvatica, che non amava i gendarmi che pretendevano di ispezionare cosa ci fosse sotto le ceste di gamberi, di ostriche, di pesci che portavano al mercato in città.
Perché quella laguna, così inusuale per gli europei si chiamasse Barataria, non è chiaro. Alcuni, più prosaici, affermano che il nome derivasse dalla parola spagnola barato, a buon mercato, poiché vi si potevano comperare senza tasse i prodotti della pirateria. Altri, più colti, affermavano che il nome venisse dal “Don Chisciotte”. Barataria era l’isola su cui Sancho Panza aveva governato infelicemente per una settimana. Poiché era “l’unica isola al mondo a essere circondata da terra e non d’acqua” evocava lo strano paesaggio anfibio della laguna.
Gli sconvolgimenti nei Caraibi e la vendita della Louisiana agli americani vennero a sconvolgere anche la vita dei pescatori. In cerca di un rifugio sicuro, di una base di partenza per le scorrerie, arrivarono i pirati. La vita dei pescatori non mutò però davvero finché non videro costruire sulla Grande Terre una grande casa e issare sul pennone una strana bandiera. Non era l’antica bandiera bianca con i gigli d’oro dei re di Francia, non era il tricolore della Repubblica e dell’impero francese, non era lo stendardo reale di Spagna né la bandiera bianca, rossa e blu, a stelle e strisce degli americani.